mercoledì 9 dicembre 2009

PEACE &…WAR!


Pubblicato da Alfa

In tempi in cui gli anni ’70 vengono piacevolmente rivisitati, viene quasi istintivo rispolverare il fantastico motto Peace & Love e renderlo quanto mai attuale trasformandolo in “PEACE & WAR” – Guerra e Pace – un’immagine alquanto calzante per introdurvi alla lettura di questo breve post.
Che si stia vivendo un momento storico pieno di contraddizioni è ormai cosa nota. È vita vissuta. Nulla di così clamoroso sembra, pertanto, l’ulteriore paradosso che la scorsa settimana ha scosso quello che teoricamente dovrebbe essere il Paese più democratico al mondo.
30,000 nuove truppe saranno inviate in tempi brevissimi in Afghanistan, tempi ancora più brevi di quelli richiesti dai Generali americani. “Chiaro e semplice”, per usare le parole di Michael Moore che trovate nella lettera di cui sotto.
Conoscete modo migliore della Guerra per portare la Pace?


La guerra è l’unica soluzione (inutile) per risolvere i problemi che affliggono le popolazioni povere. Non solo, sembrerebbe anche l’unico mezzo per difendere gli americani dalla minaccia di 100 superstiti di al-Qaeda che, mi verrebbe da dire a loro discolpa - “ignari dei fatti” – sembrano essere ancora arroccati nel territorio interessato dal conflitto. Certo, 30,000 contro 100 dovrebbe essere un gioco da ragazzi. Le previsioni “pacifiste” del Presidente, infatti, contano di concludere la missione entro 18 mesi e portare a casa….un altro premio Nobel per la Pace?!!!? Ci auguriamo di si perchè di spazio per scrivere altri nomi sulle lapidi ce ne è rimasto ben poco…
Per concludere, Barack Hussein Obama II, primo Presidente Afroamericano accolto tra le mura della casa Bianca poco più di un anno fa (4 novembre 2008), al momento si direbbe stretto nella morsa di due fuochi, o meglio, due guerre: quella “buona” che lo vede impegnato nella promozione della riforma del sistema sanitario americano (che ci riproponiamo di approfondire nei prossimi post) e quella “cattiva” con l’Afghanistan, protagonista di questo breve approfondimento.
Con un po’ di fantasia letteraria, le vicende di cui è stato protagonista nell’ultima settimana il Presidente degli Stati Uniti, potrebbero riassumersi in un parallelo con “Guerra e Pace”: un romanzo “epico”, infinito che tra storicità e intimità descrive e, oserei dire, scrive il grande flusso degli eventi. Eventi che sono pieni di spessore e soprattutto che coinvolgono e travolgono la vita di milioni di persone in America e di riflesso nel mondo.
Basta leggere semplicemente tra le righe della lettera aperta, scritta dal regista-documentarista Michael Moore al Presidente alla vigilia del discorso presidenziale che avrebbe esplicitato la nuova strategia militare del Paese. Immediato e diretto è il sentore che lascia chiaramente intendere ciò che di positivo abbia rappresentato e rappresentasse fino a mercoledì scorso, giorno del suo discorso a West Point, questo “Papa nero” (nell’accezione positiva del termine) per il mondo intero e per coloro che l’hanno supportato e hanno fortemente voluto la sua candidatura. Dopo mesi di rinvii sul tema, il Presidente si è dovuto pronunciare in merito alle nuove linee di indirizzo da intraprendere nella campagna militare in Afghanistan e le decisioni prese sembrano contrariare i precedenti “sforzi straordinari volti a rafforzare la diplomazia internazionale e la cooperazione tra i popoli” riconosciuti allo stesso col Premio Nobel per la Pace 2009.
Vi lasciamo ora alla lettura della traduzione della lettera aperta di Moore ad Obama e teniamo a sottolineare che questo post si propone di essere solo uno spunto per la riflessione e un invito a “rilanciare” il dibattito …
…un po’ come Moore, “I cant’ believe it” – non voglio e non posso crederci – quindi laddove troviate fonti di informazione che smentiscano la visione che emerge in questa sede, saremo ben lieti di ricrederci, continuare a sperare e non esser costretti a rientrare tra quei “ragazzi […] cinici disillusi che realizzano che ciò che hanno sempre sentito dire è vero – che tutti i politici sono uguali”.
ALFA
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Riportiamo qui di seguito la traduzione della lettera aperta scritta da Michael Moore al Presidente Obama. Un ringraziamento particolare a Luciano Pitullo per la segnalazione.
Buona lettura.

30 Novembre 2009 ore 3:44
Lettera aperta al Presidente Obama da Michael Moore

Caro Presidente Obama,
vuole davvero essere il nuovo “presidente della Guerra”? Se va a West Point [1] domani sera (martedì, ore 20.00) e annuncia che sta aumentando, invece che ritirare, le truppe in Afghanistan, lei diventerà il nuovo “Presidente della Guerra”. Chiaro e semplice. E con questo farà la peggior cosa che abbia mai potuto fare – distruggere le speranze e i sogni che milioni di persone hanno riposto in lei. Con un solo discorso domani sera trasformerà una moltitudine di giovani ragazzi che sono stati la colonna portante della sua campagna in cinici disillusi. Insegnerà loro che ciò che hanno sempre sentito dire è vero – che tutti i politici sono uguali. Semplicemente, non posso credere che stia per fare ciò che hanno detto di voler fare.
Per favore, mi dica che non è così.
Fare ciò che i generali le dicono di fare non è il suo lavoro. Noi siamo un governo guidato da funzionari civili [2]. Noi diciamo ai capi militari [3] cosa fare, non viceversa. Questo è il modo in cui devono funzionare le cose, secondo quanto ha sempre sostenuto il Generale Washington. Questo è quanto il Presidente Truman disse al Generale MacArthur quando MacArthur voleva invadere la Cina. “Sei licenziato!”, disse Truman, e così fu. E lei avrebbe dovuto licenziare il generale McChrystal quando andò dalla stampa per anticiparla, dicendo alla stampa cosa LEI avrebbe dovuto fare. Mi permetta di essere diretto: noi amiamo i nostri ragazzi alle armi, ma noi odiamo dannatamente [4] questi generali, dal Westmoreland al Vietnam fino a, ebbene si, Colin Powell e ai suoi disegni politici devastanti per le masse [5].
Così ora si sente messo al muro. 30 anni fa lo scorso giovedì (giorno del Ringraziamento) i generali sovietici ebbero una bella idea -- "Invadiamo l’Afghanistan!" bene, quello si rivelò essere l’ultimo passo dentro la tomba per l’URSS.
C’è una ragione per cui non chiamano l’Afghanistan lo “Stato Giardino” (sebbene, probabilmente, dovrebbero, osservando che il corrotto Presidente Karzai, ha un fratello coinvolto nel commercio “eroico” dei poppies [6]). Il nomignolo per Afghanistan è "Cimitero degli Imperi". Se non ci crede, chieda ai britannici. Le avrei fatto parlare con Genghis Khan ma ho perso il suo numero. Tuttavia, ho il numero di Gorbachev. È + 41 22 789 1662. Sono sicuro che potrà darle una tirata d’orecchie sull’errore storico che sta per commettere.
Con la nostra crisi economica ancora altalenante e i nostri uomini e le nostre donne di valore sacrificati sull’altare dell’arroganza e ingordigia, la rottura di questa grande civiltà che noi chiamiamo America condurrà, molto velocemente, all’oblio se lei diventerà il Presidente della Guerra. Gli imperi non pensano mai che la fine sia vicina, finchè la fine non arriva. Gli imperi pensano che con più cattiveria si riuscirà a mettere in riga i “pagani” – anche se non è mai così. I pagani in genere li fanno a brandelli.
Scelga attentamente, Presidente Obama. Lei sa che non deve essere così. Ha ancora poche ore per ascoltare il suo cuore, e i suoi pensieri personali. Lei sa che nulla di buono può venire dal mandare altre truppe in giro per il mondo in un posto che ne lei ne loro comprendono, per raggiungere un obiettivo che ne lei ne loro comprendono, in un Paese che non ci vuole li. Lo può sentire a pelle.
Lo so che lei sa che di Al-Qaeda sono rimasti meno di un centinaio di persone in Afghanistan! Centomila truppe che reprimono un centinaio di ragazzi che vivono nelle caverne? Dice davvero? Si è bevuto il cervello come Bush? [letteralmente: Si è bevuto il Kool-Aid [7] di Bush?] Mi rifiuto di pensarlo.
La sua potenziale decisione di allargare la Guerra (mentre dicono che lo sta facendo per poter porre fine alla Guerra) entrerà nella sua eredità quale una delle più grandi cose che ha detto e fatto nel suo primo anno.
Un altro punto a favore dei Repubblicani – e questa nazione sarà nuovamente nelle mani dei più odiati prima che lei possa urlare “tea bag” [8]!
Scelga con cautela, Signor Presidente. I suoi sostenitori la abbandoneranno non appena sarà chiaro che lei è un Ppresidente destinato a terminare il suo unico mandato e che la nazione sarà presto di nuovo nelle mani dei soliti idioti che ci scommettono. Questo potrebbe avvenire mercoledì mattina.
Noi, la gente, ancora la ama. Noi abbiamo ancora un briciolo di speranza. Ma non possiamo sopportare più a lungo. Non possiamo sopportare la sua capitolazione, ancora una volta, la abbiamo eletta con ampio margine di milioni di voti per permetterle di entrare e fare il lavoro. Cos è della vittoria elettorale che non capisce?
Non si faccia ingannare dal pensare che mandare qualche truppa in più in Afghanistan farà la differenza, o le farà guadagnare rispetto dagli odiosi. Non si fermeranno finchè questo Paese non si spaccherà e ogni singolo ultimo dollaro sarà strappato ai poveri e a coloro che presto diventeranno poveri.
Potrà inviare un milione di truppe e la folle Destra non sarà ancora contenta. Sarà ancora la vittima dei loro incessanti veleni su radio e televisioni odiose perché non importa cosa lei faccia, non può cambiare nulla di se stesso senza concedere loro un vantaggio.
Gli odiosi non sono quelli che l’hanno eletta, e non possono essere vinti abbandonando tutti noi.
Presidente Obama, è ora di tornare a casa. Chieda ai suoi vicini a Chicago e ai genitori degli uomini e delle donne che stanno combattendo e morendo se vogliono che miliardi e miliardi di truppe aggiuntive vengano mandate in Afghanistan. Pensa che diranno, “ no, non abbiamo bisogno di assistenza sanitaria, non abbiamo bisogno di lavoro, non abbiamo bisogno di case. Vada avanti, Signor Presidente, e mandi la nostra ricchezza e i nostri figli oltremare, perché non abbiamo bisogno neanche di loro.”
Cosa avrebbe fatto Martin Luther King? Cosa avrebbe fatto sua nonna? Non mandi la povera gente ad uccidere altra povera gente che non ha alcuna paura nei loro confronti, come dovrebbe essere. Non spenda miliardi e miliardi per finanziare salari di guerra mentre i bambini americani dormono per strada e fanno la fila per ore in attesa di ricevere cibo.
Tutti noi che abbiamo votato e pregato per lei e pianto la notte della sua vittoria stiamo sopportando otto anni di inferno Orwelliano di crimini commessi in nostro nome: torture, sospensione dei diritti sanciti, invasioni di nazioni che non ci hanno attaccato, bombardamenti di stati confinanti dove Saddam poteva potenzialmente trovarsi, stragi durante feste di matrimonio in Afghanistan. Abbiamo visto come migliaia di civili iracheni sono stati massacrati e decine di migliaia di nostri coraggiosi uomini e donne sono stati uccisi, resi menomati, o subito pressioni psicologiche – il pieno terrore di ciò che noi a stento conosciamo.
Quando la abbiamo eletta non ci aspettavamo dei miracoli. Ne ci aspettavamo grandi cambiamenti. Ma ci aspettavamo qualcosa. Pensavamo che avrebbe fermato le follie. Fermato gli omicidi. Fermato la malsana idea che gli uomini con le armi possano riorganizzare una nazione che neanche funziona come nazione e mai funzionerà.
Basta, basta, basta! Per amore delle vite dei giovani americani e dei civili afghani, basta. Per amore della sua presidenza, speranza, e futuro della nostra nazione, si Fermi. Per amor di Dio, si fermi.
Stasera abbiamo ancora speranza.
Domani, vedremo. La palla è nel suo campo. Lei non deve farlo. Può essere un prode coraggioso [9]. Può essere il degno figlio di sua madre.
Contiamo su di lei
Suo,
Michael Moore
MFlint@aol.com
MichaelMoore.com


P.S. C’è ancora tempo per far sentire la tua voce. Chiama la Casa Bianca al 202-456-1111 o manda una mail al Presidente.

Note:

[1] Accademia militare dell'esercito degli Stati Uniti situata a West Point, una località della contea di Orange dello stato di New York, posta a circa 70 km da New York.

[2] Civilian-run government: qui Moore intende sottolineare la natura non militare dei funzionari del governo.

[3] Joint Chief: cariche apicali dell’esercito americano che si interfacciano col governo

[4] L’autore rafforza il sentimento di odio profondo per i Generali militari utilizzando l’espressione “fucking hate”

[5] WDM: Weapon of mass destruction: è un arma che può uccidere un numero elevatissimo di persone e/o causare gravi Danni a cose e persone. L’utilizzo del termine sta evolvendosi con valenza spesso più politico-figurativa che tecnica.

[6] Papaveri artificiali utilizzati per ricordare i caduti di guerra. Per saperne di più http://it.wikipedia.org/wiki/Remembrance_Day

[7] Il Kool-Aid è una bevanda aromatizzata, inventata da Edwin Perkins, che rappresenta il “sogno americano” divenuto realtà.

[8] Espressione che denuncia un atto di abuso. Per saperne di più http://en.wikipedia.org/wiki/Teabagger

[9] be a profile in courage: libro attribuito a J.Kennedy in cui si descrivono atti di coraggio e integrità morale di otto senatori. http://en.wikipedia.org/wiki/Profiles_in_Courage

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